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"Non viaggio per scappare, ma per scoprire"

Cile (II parte – Patagonia)

LA PATAGONIA CILENA

Il mio viaggio nella mistica Patagonia iniziò, quindi, a Puerto Montt. La città portuale nel sud del Cile mi serviva esclusivamente come punto d’accesso per l’isola di Chiloé.

L’isola è la più grande del Cile ed è famosa per le sue chiese in legno, che l’hanno resa Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 2000, e i paesaggi drammatici. Dopo un giorno a Puerto Montt – dove non c’è nulla di interessante da fare o vedere – mi sono quindi spostato a Castro, capitale dell’isola di cui sopra.

Mi sono fermato un solo giorno, ma è bastato per ammirare le famose palafitte colorate, che sorgono vicino alle coste, la bellissima chiesa in legno di San Francisco e, infine, ho potuto assaggiare un delizioso salmone locale, in un piccolo ristorante in centro a Castro. Ricordo ancora oggi l’incredibile salsa di contorno, e la tenerezza del pesce.

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Palafitte a Castro, Isola di Chiloé

Tornato a Puerto Montt ebbi la notizia che la casa dove avevo pernottato la prima notte tramite AirBnb, era occupata da altri ospiti. Pertanto la padrona di casa – una gentilissima ragazza del posto che parlava anche un ottimo inglese – mi permise di dormire gratis sul comodo divano. Trasformai quindi AirBnb in Couchsurfing, per quella notte.

Il giorno seguente cambiai di nuovo nazione, con un bus che mi portò oltre il confine argentino, e più precisamente a Bariloche.

La Patagonia, infatti, è una grande regione geografica che racchiude il sud del Cile ed il sud dell’Argentina. In questo articolo mi concentrerò sulla Patagonia cilena, la Patagonia argentina, invece, avrà un altro articolo dedicato.

Rimasi in quella parte di Argentina per sette bellissimi giorni, per poi rientrare in Cile e dirigermi a Puerto Natales, per il pezzo forte della Patagonia cilena: Torres del Paine.

Arrivato a Puerto Natales mi sistemai subito in un brutto ostello (il meno costoso che avevo trovato, che non era neanche così poco costoso), che avevo prenotato in precedenza.

La città era piena zeppa di backpackers e amanti del trekking, visto che nel parco Torres del Paine si trova il più bel percorso di trekking del Sud America. La piccola cittadina strabordava di negozi di attrezzatura outdoor, e personaggi barbuti, sporchi e con lo zaino (come me).

TORRES DEL PAINE

Dunque, il parco Torres del Paine (si pronuncia proprio “paine”) – messo da National Geographic in quinta posizione, nella sua classifica dei posti più belli del pianeta, e Riserva della Biosfera UNESCO dal 1978  – si trova a circa 112 km da Puerto Natales, ed è vasto.

Talmente vasto che i due percorsi di trekking al suo interno durano dai quattro ai nove giorni. La mia idea iniziale (tanti mesi prima di giungere in Cile) era quella di percorrere il famosissimo W trek.

Questo trekking – che visto su una mappa ricorda, appunto, una W – della durata di 4-5 giorni, mi avrebbe portato nella zona sud del Parco, permettendomi di visitare tutte le parti migliori. L’altro percorso, che si chiama O trek, è invece un circuito di 9 giorni che prevede il passaggio in tutto il Parco Nazionale (W compreso).

Quasi subito sorsero i problemi.

Innanzitutto bisognava prenotare con alcuni mesi di anticipo i posti per campeggiare, visto che dicembre/gennaio è alta stagione, laggiù, ed i posti sono limitati ogni giorno. Io lo feci a luglio, mentre vivevo ancora ad Auckland, e potei prenotare solo per quattro notti tra il 2 ed il 6 gennaio 2019. Nessun altra scelta tra dicembre e metà gennaio era disponibile.

Per prenotare, inoltre, non c’è un semplice sito web, ma due. Perché i campeggi presenti nel parco – circa una decina – sono gestiti da due diverse compagnie. Pertanto bisogna prenotare i posti con entrambi i siti aperti, per essere sicuri di trovare spazio nei giorni scelti nei vari punti del trekking.

Insomma prenotai, e cercando di spendere il meno possibile dovetti comunque sborsare circa 100 NZD per quattro notti. Tutto escluso. A Puerto Natales, infatti, avrei anche dovuto noleggiare una tenda, un sacco a pelo, un fornello, utensili da cucina, e comprare il cibo per cinque giorni.

Quando raggiunsi il Cile, in novembre, decisi che non mi andava più di avere delle date fisse davanti a me – che mi obbligavano a incastrare il presente – e, soprattutto, facendo due conti notai che sarei giunto a Puerto Natales prima di Natale, e non sarei quindi potuto rimanere fermo due settimane aspettando il famoso 2 gennaio. Non potevo permettermelo economicamente.

Pertanto decisi di fregarmene bellamente e non feci il W (ero anche incerto all’idea di svuotare il mio grosso zaino, lasciare tutto in un ostello, e riempirlo con l’attrezzatura da campeggio noleggiata. Come ero incerto all’idea di portarmi venti kg sulle spalle per cinque giorni, non avendolo mai fatto prima).

Arrivato a P. Natales, quindi, noleggiai un’auto, mi diressi a TDP e ci rimasi per due giorni interi. La notte dormii nella “mia” berlina grigia, ed il primo giorno riuscii a fare almeno tre trekking in punti diversi del parco, che potei raggiungere facilmente grazie alla macchina. Abbattei così il tempo del lungo W trek, e potei camminare ed ammirare posti che i grandi appassionati di trekking che affollano il Parco nemmeno vedono, essendo fuori percorso quando si cammina il W.

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Trekking verso Cuernos del Paine

Vidi il Lago Grey e il suo ghiacciaio, e camminai nel posto più bello e drammatico che io abbia mai visto in vita mia, tra il Lago Pehoé e il Lago Nordenskjöld, per arrivare ad uno spiazzo erboso ed ammirare i maestosi “Cuernos del Paine” (Corni del Paine).

Per la maggior parte del tempo ero da solo, quasi ovunque andassi, nonostante camminatori, auto e bus, gironzolassero nel Parco come me.

Vicino ad un cesso (ci sono alcune strutture ricreative e stazioni di ranger nel Parco) vidi tre ragazzi con degli zaini enormi fare autostop. Mi fermai, li caricai, e li accompagnai vicino ad un Laguna a mezz’ora d’auto da lì, dove c’era una fermata di bus dalla quale sarebbero poi tornati a Puerto Natales.

Erano tre ragazzi cileni, di Santiago, che avevano appena finito il loro W in quattro giorni. Li scaricai e proseguii.

Il giorno seguente era il grande giorno.

Mi svegliai presto e raggiunsi in auto il parcheggio vicino all’Hotel Las Torres, da lì mi incamminai verso l’ultima gamba del W trek, quella più impegnativa, che porta finalmente al cospetto delle tre cime Torres del Paine, Le Torri del Paine.

Non erano passati dieci minuti quando iniziò a piovere. A dirotto. Ah, dimenticavo di dire che in Patagonia c’è costantemente un vento tale da spostarti letteralmente senza problemi, mentre stai in piedi o cammini.

In meno di cinque minuti fui completamente bagnato e incazzato. Così tornai indietro per ripararmi sotto il portico dell’Hotel. Non c’era un’anima viva in giro, e mi venne il dubbio di essere l’unico in Cile a non sapere che quel giorno sarebbe stato così piovoso da non permettere il cammino.

Finché non arrivò una coppia di francesi, che si ripararono come me nella hall dell’hotel. Erano le 7:30 di mattina, e dovemmo attendere fino alle 8:30 per poter ritentare.

Rapida com’era arrivata la pioggia se ne andò, ed il vento fresco era talmente forte che asciugò l’asfalto ed il sentiero in una manciata di minuti. Assurdo. Ci incamminammo, ma li lasciai alle mie spalle, lenti com’erano, dopo poche centinaia di metri. E camminai, camminai, camminai.

Dall’hotel al Mirador Base Torres, era un percorso in salita di circa 10 km, che ultimai in quattro ore. I paesaggi che attraversai furono ridicolmente sublimi. Il vento impetuoso mi spinse contro la roccia almeno tre volte all’andata e tre volte al ritorno.

Proprio qui mi ricapitò di fare una cosa sperimentata qualche giorno prima a El Chaltén, nella Patagonia Argentina. Ovvero bere l’acqua direttamente da un fiume. So che può sembrare una cosa banale, ma quanti di voi hanno mai bevuto l’acqua direttamente da un torrente che vi scorreva accanto?

La Patagonia è talmente incontaminata che è normale, e addirittura consigliato, fermarsi a riempire bottiglie e borracce direttamente al fiume. Inutile dire quanto fosse fresca e perfetta quell’acqua.

La camminata, non lunga, ma parecchio dura, continuava tra sole e pioggerellina leggera. Fu faticoso, ma quando, alla fine di una ripida salita sassosa, oltrepassai l’ultima grande roccia e vidi le Torri, beh… la fatica la dimenticai in fretta.

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Torres del Paine, finalmente.

Davanti a me una placida laguna di colore verde acqua era racchiusa alle sue spalle da altissime pareti di roccia, le Torri del Paine (Torre Sur, Torre Centràl, Torre Norte), e tutt’attorno da altre montagne non meno belle. I ghiacciai si imponevano tra una cima e l’altra, come se fossero lì in attesa di tuffarsi nella Laguna sottostante, cosa che in effetti facevano, grazie a decine di cascate che da essi si diramavano.

Mi sedetti, sudato come non mai, e in solitudine divorai il cibo che mi ero portato, seduto contro una roccia al sole. Quando il tempo iniziò a cambiare e diventare più freddo, mi incamminai per tornare alla macchina.

La raggiunsi dopo tre ore e mezza, con il sole che mi accompagnò fino alla fine, e con delle nubi nere e minacciose che, alle mie spalle, si erano ormai definitivamente appollaiate sulle Torri. Sfiga per chi saliva lassù in quel momento, pensai, mentre scendevo salutando con un sorriso soddisfatto chi arrancava nella direzione opposta, sudato e senza fiato.

Il vento fortissimo mi fece l’ultimo scherzo verso la fine del trekking, quando mi aprì lo zaino e fece volare via la mia felpa, il rain-cover dello zaino stesso ed i miei “preziosi” guanti in lana di lama, comprati in Perù. Questi ultimi si salvarono appendendosi ad un cespuglio e li recuperai, ma per le altre cose non ci fu nulla da fare. Fanculo.

Lentamente, con le gambe a pezzi, tornai a Puerto Natales. Riconsegnai l’auto ed il giorno dopo ripartii per un viaggio in bus lungo un intero giorno, dirigendomi verso “La Fin del Mundo”, ovvero la città più a sud del pianeta, l’argentina Ushuaia.

Stavo quindi per lasciare definitivamente il Cile; ci sarei rientrato formalmente solo per via dei confini burloni del sud della Patagonia ma, per questa volta, era finito qui.

 

Giorni totali in Cile: 20

Spese:
Pernottamenti                123.855 CLP (266 NZD – 156 €)
Bus                                    126.000 CLP (270 NZD – 158 €)
Taxi/Uber                        30.277 CLP (65 NZD – 38 €)
Cibo                                   107.420 CLP (230,6 NZD – 135 €)
Tour                                   64.000 CLP (137 NZD – 80,5 €)
Noleggio auto                  116.000 CLP (249 NZD – 146 €)
Varie                                  152.920 CLP (328 NZD – 192 €)
Totale:                           720.472 CLP (1.545,6 NZD – 905,5 €)

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